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Turismo Culturale: Platimiro Fiorenza è l’ultimo artigiano del corallo siciliano

Lui è l’ultimo artigiano del corallo. Artista, orafo, un monumento vivente di conoscenze. Lui è Platimiro Fiorenza, classe 1944, trapanese DOC.
Incontrarlo e poter ascoltare le sue esperienze, gli aneddoti e le mille storie riguardanti la sua città e il corallo equivale a leggere un libro antichissimo e prezioso.

Trapani e il legame con il corallo

La città di Trapani si è sempre contraddistinta per la pesca del corallo e per gli artigiani che quotidianamente lo lavoravano, rendendolo un prezioso gioiello. Le origini di questa pratica a Trapani risalirebbero al XII secolo, secondo quanto riportato dal geografo arabo Al-Idrisi che elogiava la pregiata qualità del corallo rosso trapanese «Trapani, città di antica fondazione, è situata sul mare che la circonda da ogni lato. [….] in esso la pesca è abbondante e superiore al fabbisogno; vi si pescano grossi tonni usando grandi reti e una pregiata qualità di corallo; proprio davanti alla porta della città si trova una salina».

Tra XV e XVI secolo i pescatori di Trapani iniziarono a praticare la pesca del corallo, grazie all’abbondanza dei banchi corallini scoperti nelle sue acque. L’artigianato legato alla sua lavorazione divenne quindi sistematico: i pescatori corallari, riuniti nella corporazione dei Pescatori della marina piccola del Palazzo, abitavano concentrati nella odierna via Corallari.
Fu un trapanese, tale Antonio Ciminello (sec. XVI), ad inventare il bulino: strumento che si utilizza per intagliare e scolpire il prezioso tesoro dei mari. Proprio a partire dall’introduzione del bulino fiorì l’arte del corallo, e i prodotti cominciarono ad essere desiderati ed acquistati da tutta Europa: per citarne solo alcuni, possiedono opere dei corallari trapanesi anche il Prado di Madrid e il Vaticano, musei e collezioni private di Monaco di Baviera, l’Ambrosiana di Milano, gli Argenti di Firenze, il Nazionale di Napoli e Palermo.
La montagna di corallo, ad esempio, è un presepe composto da 80 personaggi e 120 animali, commissionato ai maestri artigiani trapanesi dal Senato di Palermo e offerto a Filippo II di Spagna insieme al tempietto greco con al centro le sante di Sicilia, ordinato sempre dal Senato per Urbano VIII nel 1631.
La tecnica più antica per applicare baccelli, virgolette, puntini, linguette di corallo sul rame precedentemente forato, è quella del retroincastro, consistente nel fissare dal retro i piccoli elementi di corallo con una speciale colla formata da pece, cera e tela, e poi nel ricoprire  (sempre il retro) con un’altra lastra di rame, spesso ornata  con incisioni e punzonature.

Scrigno in argento dorato, corallo e smalti, eseguito con la tecnica seicentesca del retroincastro dal maestro Platimiro Fiorenza

Il Signore del corallo

Il Maestro Platimiro Fiorenza a soli sette anni iniziò a lavorare presso la bottega paterna l’argento, l’oro e il corallo; pian piano poi le sue opere hanno raggiunto la popolarità. La sua vita e la sua carriera come orafo e artigiano del corallo sono costellate di riconoscimenti e di incontri importantissimi, tra i quali spiccano l’inserimento nel R.E.I. (Registro delle Eredità Immateriali) nel “Libro dei Tesori Umani Viventi” da parte dell’UNESCO, il Premio “100 Eccellenze Italiane” al Campidoglio a Roma e il riconoscimento MAM Maestro d’Arte e Mestiere. Una delle sue opere più prestigiose, una statua in corallo rappresentante la Madonna di Trapani, è stata donata a Papa Giovanni XXIII.

La gioielleria e bottega artigiana RossoCorallo è gestita dalla famiglia Fiorenza dal 1921 proponendosi di realizzare e creare opere tra arte e artigianato orafo, utilizzando corallo, avorio, perle, pietre preziose, oro e argento oltre all’organizzazione di mostre, incontri e visite guidate all’interno della bottega, dove è possibile ammirare una galleria di opere uniche, per la promozione, il riconoscimento e la valorizzazione del territorio trapanese alla ricerca dell’identità di un luogo attraverso i manufatti di Platimiro Fiorenza che raccontano la tradizione artistica della lavorazione del corallo, da sempre caratterizzante la città di Trapani.

Il Maestro Fiorenza ogni giorno celebra e racconta attraverso la sua finissima arte manuale il legame secolare tra la città e il corallo, accogliendo anche le molteplici innovazioni del tempo, come il connubio tra artigianato orafo e moda. Egli, infatti, è stato scelto per il progetto “Hand in Hand”. Si tratta di un’idea della casa di moda Fendi che prevede la realizzazione di venti baguette (la storica borsa disegnata da Silvia Venturini Fendi nel 1997) da parte di venti artigiani, uno per regione, che rappresentano le eccellenze italiane. Per la Sicilia, il maestro Platimiro ha creato una baguette in argento e corallo con il tipo retroincastro, tecnica trapanese risalente al Seicento.

Mito e Curiosità

Lo sapevate che l’origine del corallo è stata per secoli avvolta dalla leggenda? Nel I secolo d.C. Ovidio nelle Metamorfosi e Plinio Il Vecchio nella Naturalis historia riconoscono al corallo la stessa genesi mitica: il sangue che continuò a gocciolare dalla testa di Medusa decapitata da Perseo. Il sangue di Medusa, al contatto con la schiuma creata dalle onde, pietrificò alcune alghe che col sangue divennero rosse. Il corallo ha una simbologia legata sia alla simbologia pagana sia a quella cristiana: nel primo caso i rametti appuntiti infilzavano il malocchio lanciato per invidia, mentre nel secondo il coloro rosso ricordava il sangue di Cristo, usato già nel Medioevo per i reliquari della croce.

A Trapani inoltre c’è un amuleto portafortuna dimenticato dai trapanesi stessi che proprio Platimiro e sua figlia Rosadea (che promuove attivamente l’arte del padre dal 2012 con il progetto RossoCorallo) stanno rilanciando: è lo Scussune, un pendente a forma di pesce marino, con la testa che può essere quella di un delfino, di un drago o di un pesce stesso, che solo i nonni potevano regalare ai neonati affinché potessero essere protetti sia in mare che in terra.

Due Scussuni in corallo Rubrum o corallo del Mediterraneo. Photo by Eleonora Monaco


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