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Lago d’Orta: 6 luoghi tra letteratura e tradizioni leggendarie

Incastonato tra la fertile pianura novarese e le Prealpi Ticinesi, il Lago d’Orta, anticamente denominato Cusio, è un gioiello del paesaggio piemontese. Eccellenza del Belpaese, il territorio di Orta è ricco di storia, siti culturali e tradizioni gastronomiche. Questo piccolo specchio d’acqua è l’ideale punto di partenza per una gita in ogni stagione.

I draghi pagani dell’Isola di San Giulio

Bacino tra i più ristretti dell’arco alpino, con una superficie di 18,2 chilometri quadrati, il Cusio deve in primo luogo la sua fama all’isola di San Giulio e al suo monastero. Adagiata a 400 metri dalle sponde del lago, l’isola è agevolmente raggiungibile con un breve tragitto in battello.

La leggenda vuole che in epoca romana l’isola fosse popolata da draghi e serpenti, creature malvagie allegoriche della superstizione pagana. Secondo la tradizione, Giulio e Giuliano, due fratelli evangelizzatori di origine greca, giunsero in Alto Piemonte nel IV secolo d.C. per volere dell’imperatore Teodosio. I due santi – patroni dei muratori – edificarono novantanove chiese. Giulio decise che la centesima e ultima costruzione dovesse ergersi sull’isola. Non trovando imbarcazioni a riva, Giulio gettò il suo enorme mantello sulle acque del Cusio, navigando su di esso per raggiungere il malefico scoglio.

Liberata l’isola dai mostruosi rettili, l’infaticabile fondatore di chiese pose la prima pietra della Basilica di San Giulio, dedicandola ai Santi Apostoli. In seguito a rifacimenti di epoca romanica (degno di nota l’ambone) e barocca, la Basilica divenne il centro monumentale dell’isola. Sopravvivono inoltre il Palazzo Vescovile e l’Abbazia di monache benedettine ancora attiva.

L’isola di San Giulio vista dal Sacro Monte di Orta

Il Sacro Monte del Lago d’Orta: S. Francesco e l’Idillio di Nietzsche

Rientrando a Orta per un pranzo a base di zuppe e risotti al pesce di lago, è giunto il momento di risalire l’altura boscosa che domina il villaggio. Un delizioso acciottolato fiancheggiato da balconate di ferro battuto conduce all’ingresso del Sacro Monte, dedicato a S. Francesco d’Assisi.

Inserito tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO insieme agli altri Sacri Monti di Piemonte e Lombardia, si tratta di un breve itinerario storico artistico immerso tra pini e faggi secolari. I Sacri Monti sorsero su diversi rilievi simbolici per supportare i valori proposti dalla Controriforma. L’obiettivo era quello di contrastare le spinte luterane provenienti dal Nord Europa. L’arte tornò a ricoprire un ruolo educazionale per le comunità locali, rappresentando gli episodi più significativi della tradizione cattolica.

Venti cappelle, edificate tra il 1591 e la seconda metà del Settecento, si susseguono illustrando le vicende della vita di S. Francesco. Edicole e tabernacoli, affreschi, statuette in terracotta e cartapesta ornano l’intero percorso. Lavorarono alle decorazioni pittoriche anche i fratelli Nuvolone, il Procaccini e il Morazzone, in equilibrio tra linee manieriste e tendenze barocche.

Tappa imprescindibile del Grand Tour di matrice romantica ottocentesca, il Cusio accolse intellettuali italiani e stranieri che ne apprezzarono il fascino pittoresco. Degno di nota, per esempio, l’episodio che coinvolse Friedrich Nietzsche nel maggio del 1882. Il pensatore tedesco giunse all’albergo Leon d’Oro di Orta in compagnia di Lou Andreas-Salomé, giovane scrittrice di origine russa.

Le memorie della ragazza riportano che tra i viottoli del Sacro Monte ebbe luogo tra i due scrittori un caduco idillio romantico. Salomé tuttavia decise di non dare seguito alle proposte sentimentali di Nietzsche. Lacerato da questa delusione amorosa, il filosofo iniziò rapidamente la stesura di Così parlo Zarathustra, caposaldo del pensiero di fine Ottocento in bilico tra pessimismo e nichilismo.

Dettaglio del Sacro Monte

Le stelle gastronomiche dell’arabeggiante Villa Crespi

Poco lontano dal Sacro Monte, visitiamo ora Villa Crespi, dimora ottocentesca all’entrata meridionale di Orta San Giulio. Cristoforo Crespi, membro della prestigiosa famiglia del tessile, la fece costruire seguendo un lezioso esotismo di forme e stili.

Le fonti di ispirazione per questo pregiato immobile di arte eclettica sono molteplici. Linee arabeggianti tipiche dello stile neo-moresco ornano finestre e architravi. Marmi di vari colori invece ricoprono gli sfarzosi interni provenienti da ogni angolo del continente. Un minareto verticale torreggia infine sul parco secolare della villa.

Divenuta albergo di lusso, Villa Crespi ospita il ristorante due stelle Michelin di Antonino Cannavacciuolo (sì, proprio lui!). Seduti al crepuscolo a uno dei tavoli dello chef, riviviamo dunque le parole di un meravigliato Luis Sepúlveda che, in visita a Orta, disse:

“Le luci della sera sulla riva opposta sembrano frutti di piante che s’illuminano prendendo energia dalle radici e dalla terra di questo posto magico e antico, ricco di sogni. Su un lago come questo potrebbero nascere bellissime storie”.

Antonio Calderara: riscoprire un artista sottovalutato

Il Cusio-Verbano offre sorprendenti opportunità di scoperta anche agli amanti dell’arte contemporanea. Salendo il versante montuoso da Villa Crespi in direzione del Mottarone, ci imbattiamo poco dopo in una palazzina seicentesca a Vacciago di Ameno. Ampie arcate granitiche a tutto sesto – con capitelli dorici – scandiscono le tre logge della facciata dell’edificio, componendo uno scorcio armonioso a linee rinascimentali.

Il pittore Antonio Calderara visse nell’immobile dal 1953 alla sua morte. Per suo volere, venne creata nel 1979 la Fondazione Antonio e Carmela Calderara, che aprì al pubblico una ricca collezione di opere dello stesso Calderara e di altri artisti del Dopoguerra. La visita della casa-studio ripercorre importanti esempi di arte novecentesca, tra cui citiamo Albers, Vasarely, Pomodoro, Manzoni e Fontana.

Non siete ancora convinti? Esplorate la collezione seguendo questa visita virtuale, vi sorprenderà!

Viottoli acciottolati a Orta San Giulio

Sport tra le cime del Mottarone

La vetta del Mottarone, con i suoi 1491 metri, primeggia sul paesaggio del Cusio-Verbano, linea di confine tra il Lago d’Orta e il principesco Lago Maggiore. Nelle giornate terse di mezza stagione, la vista raggiunge diverse cime dell’arco alpino occidentale, tra cui il Monte Rosa e il Monviso.

La maggior parte delle risalite turistiche avvengono dal lato orientale del rilievo (nonostante la recente chiusura della funicolare di Stresa). Tuttavia, il versante del Lago d’Orta è altrettanto affascinante e ben equipaggiato per tragitti a piedi, in bicicletta o in automobile. Inoltre, durante le settimane invernali, il Mottarone si attrezza per accogliere anche praticanti dello sci, sia alpino sia di fondo.

Scorcio primaverile dal Mottarone

Panorami sul Lago d’Orta: alla Madonna del Sasso

Sulla sponda occidentale del Cusio, a 638 metri di altitudine, ci rechiamo ora a Boleto. La località deve il suo nome alla massiccia presenza di funghi porcini (Boletus Edulis) nei boschi circostanti. Qui si eleva su un promontorio roccioso il Santuario della Madonna del Sasso. Pietro Paolo Minola, boletese emigrato a Milano a inizio Settecento, volle dedicare alla Vergine un santuario nel suo paese natale come ex voto per una vita di successi. Una visita alla Madonna del Sasso vale il viaggio, se non altro per il panorama che si apre dal piazzale antistante la chiesa. L’interno del santuario accoglie inoltre una Pietà del 1547 di grande valore e splendidi affreschi sulla volta.

L’interno del Santuario della Madonna del Sasso

Chiudiamo questa breve e sognante escursione sulle acque del Cusio ricordando la dedica di Piero Chiara, affezionato frequentatore del luogo:

“Orta, acquerello di Dio, sembra dipinta sopra un fondale di seta, col suo Sacro Monte alle spalle, la sua nobile rambla fiancheggiata da chiusi palazzi, la piazza silenziosa con le facciate compunte dietro le chiome degli ippocastani e davanti l’isola di San Giulio, simile all’aereo purgatorio dantesco, esitante fra acqua e cielo”.

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