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Il Vittoriale degli Italiani: la casa-museo di D’Annunzio compie 100 anni

«Non soltanto ogni casa da me arredata, non soltanto ogni stanza da me studiosamente composta, ma ogni oggetto da me scelto e raccolto nelle diverse età della mia vita, fu sempre per me un modo di espressione, fu sempre per me un modo di rivelazione spirituale, come un qualunque dei miei poemi, come un qualunque dei miei drammi, come un qualunque mio atto politico o militare, come una qualunque mia testimonianza di dritta e invitta fede. Tutto infatti è qui da me creato e trasfigurato. (…) Come la morte darà la mia salma all’Italia amata, così mi sia concesso preservare il meglio della mia vita in questa offerta all’Italia amata»

Con queste parole Gabriele D’Annunzio donava agli Italiani la sua “opera d’arte totale”, ossia l’atto artistico che più di tutti sancisce l’indissolubile legame tra arte e vita: il Vittoriale degli Italiani.

La facciata della casa, tempestata di stemmi su ispirazione del Palazzo aretino del Podestà

Il Vittoriale degli italiani è il grandioso complesso costituito da residenza, giardini, monumenti, edifici e piazze, fatto realizzare da D’Annunzio a Gardone Riviera, sul Lago di Garda. Quest’opera monumentale fu messa a punto e attuata nell’ultima parte della sua vita, a partire da 1921: nel 2021 ricorre infatti il centenario di questa luogo eccezionale che ogni anno riceve migliaia di visitatori (oltre 279.328 visitatori nel 2019) riconfermandosi una delle case museo più visitate al mondo.

L’unicità che contraddistingue il Vittoriale è evidente inoltrandosi all’interno delle numerose stanze che compongono la villa dannunziana. Tutto è pervaso da un claustrofobico senso di saturazione degli spazi. Tramite oggetti, sculture, arazzi, stemmi, scritte, mobili, tutti creati o selezionati e posizionati secondo la volontà del proprietario, prende forma un luogo affascinante attraversato da continui e studiatissimi significati simbolici concatenati fra di loro. L’ospite della dimora è costretto ad un continuo dialogo con uno spazio singolare e multiforme. A seconda dei casi, esso può riflettere stati d’animo, fornire ammonizioni morali, richiamare alla memoria eventi, prendersi gioco dei visitatori, indurre alla riflessione su determinati temi.

Così, in una perfetta orchestrazione di contenitore e contenuto, esistono percorsi differenziati a seconda degli ospiti che si recavano in visita a D’Annunzio: da un parte gli ospiti benvoluti, dall’altra quelli inattesi e indesiderati. Questi ultimi venivano fatti attendere ore e ore e talvolta non venivano neanche ricevuti dal poeta: egli era infatti assediato dai creditori. A loro è riservata la beffa dello “Scrittoio del Monco”, lo studiolo in cui sbrigava la corrispondenza ordinaria. Fuori dalla porta è appesa una finta mano mozzata, con la scritta “RECISA QUIESCIT” ossia “tagliata riposa”:  stanco di rispondere alle lettere di coloro che reclamavano i loro soldi, finse in questo modo di essersi tagliato una mano e di essere per questo motivo impossibilitato a scrivere.

Continui sono i riferimenti alla guerra e alla causa irredentista, temi centrali nella biografia e nella poetica di D’Annunzio. I cimeli di guerra sono esibiti come reliquie e circondati dalla stessa aura di sacralità. Non mancano soluzioni davvero spettacolari per esibire e celebrare le imprese belliche. All’interno del parco del Vittoriale è collocata una intera nave, la Regia Nave Puglia, omaggio al suo capitano morto in guerra. Nell’auditorium, sospeso all’interno della cupola a dominare l’intero ambiente, Gabriele D’Annunzio fece sistemare il celebre biplano con cui sorvolò Vienna nel 1918 per il lancio di 40mila volantini sulla città con i quali esortava alla resa.

Biplano del volo su Vienna

Come celebrazione della sua “vita inimitabile”, molti sono gli oggetti contenuti nella casa raccolti da D’Annunzio durante gli anni e sono legati a episodi specifici. La sala da pranzo ospita il carapace di una tartaruga posseduta da D’Annunzio, che aveva vissuto nel parco del Vittoriale ed era morta a causa di un’indigestione per la troppa ingordigia. L’ammonimento agli invitati e ai commensali è chiaro: la frugalità e la moderazione sono ottime compagne.

Lo studio in cui D’Annunzio si ritirava per creare porta il nome di “Officina”, poiché D’Annunzio si considerava un fabbro della parola. entrando in questo ambiente, gli ospiti devono necessariamente sottoporsi al rituale di inchinarsi di fronte a quello spazio “sacro”, dal momento che i gradini che salgono per avervi accesso e l’altezza del soffitto non consentono di rimanere eretti. All’interno il busto di Eleonora Duse ispirava il poeta durante le sue sedute creative, anche se D’Annunzio esigeva che la sua musa rimanesse col volto velato perché il fascino della Duse era così intenso da turbarlo.

Lo spazio più suggestivo è la “Stanza del Lebbroso”, ambiente voluto da D’Annunzio per la meditazione in cui fu posto il suo corpo per il commiato funebre dopo la sua morte (avvenuta all’interno del Vittoriale stesso nel 1938 per emorragia cerebrale). Al centro della stanza è posto un giaciglio simile al contempo a una culla e ad una bara, in cui D’Annunzio si stendeva a riflettere. In questa camera, il simbolismo di oggetti e immagini associa a D’Annunzio l’immagine del lebbroso. La “malattia” che lo affligge è, però, di natura spirituale, ossia l’amore per il bello e le cose caduche.

Questi sono solo pochi esempi della ricchissima complessità e della pregnanza simbolica da cui si viene investiti all’interno delle stanze del Vittoriale. Esso comprende però anche l’ampio parco costellato di ponti, laghetti, corsi d’acqua naturali, monumenti, sculture, edifici altrettanto affascinanti.

Sulla sommità del colle più alto, D’Annunzio fece costruire il Mausoleo che ha accolto la sua sepoltura insieme a quella dei suoi compagni durante le sue imprese belliche e l’architetto Gian Carlo Maroni, artefice del Vittoriale. Mozzafiato è poi la vista sul lago di Garda di cui si può godere dal teatro all’aperto, per il quale Maroni si ispirò al teatro di Pompei e che ospita tutt’oggi un ricco calendario di spettacoli ed esibizioni.

Mausoleo
Teatro all’aperto

Fotografie dell’articolo di Beatrice Savazzi (CC BY 2.0 IT)

Fotografia di copertina Public Domain by Wikimedia Commons

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