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Dylan Dog, 35 anni da paura

Il 26 settembre 1986 usciva nelle edicole il primo numero di uno dei più importanti fumetti seriali italiani, Dylan Dog.

copertina del n°1, “L’alba dei morti viventi”, disegnata da Claudio Villa, edito Bonelli editore

Il personaggio venne creato da Tiziano Sclavi per la casa editrice Sergio Bonelli editore, che nel 1985 usciva da una esperienza di pubblicazione di fumetti d’autore, sotto il nome Bonelli-Dargaud. Allora la casa editrice decise di ritornare a dedicarsi completamente ai fumetti seriali per cui Sclavi propose il suo fumetto horror, provvisoriamente chiamato “Dylan Dog”. Il nome del personaggio viene dallo scrittore gallese Dylan Thomas, mentre Dog dal titolo del romanzo di Mickey Spillane – scrittore e fumettista statunitense – Dog figlio di che Sclavi vide in una libreria. L’autore aveva già usato questo nome come provvisorio per altri progetti.

foto di Tiziano Sclavi

Dylan Dog fu una scommessa per la Bonelli. I primi giorni dopo l’uscita le vendite erano poche e la casa editrice si preparava al fallimento, ma dopo qualche settimana ci fu un boom di vendite. Dylan Dog si preannunciava così un vero successo e il fumetto diventò in poco tempo il secondo più venduto in Italia.

Un eroe umano

Scalvi ha creato un eroe atipico: vegetariano, sempre sul lastrico, pieno di fobie, ma anche di virtù che lo rendono umano e lo avvicinano al lettore. Ognuno di noi può immedesimarsi in Dylan Dog e nelle sue avventure, che hanno toccato gli argomenti più vari, anche i più spinosi. Un esempio è il tema dell’eutanasia e l’autodeterminazione presenti nell’albo Mater morbi scritto da Roberto Recchioni con i disegni di Massimo Carnevale. Dylan Dog si ammala di un misterioso male che tende ad aggravarsi con il tempo e viene portato in ospedale.

copertina del n°280, “Meter morbi”, copertina di Angelo Stano, edito bonelli editore

Nel fumetto si è parlato spesso della diversità, l’albo più significativo, che ti fa venire un groppo allo stomaco per almeno una settimana, è Johnny Freak soggetto di Mauro Marcheselli, sceneggiato da Sclavi e disegnato da Andrea Venturi. Dylan si imbatte in un ragazzo sordomuto orribilmente mutilato, privo di gambe e di alcuni organi interni, asportati in maniera chirurgica. Dylan inizia ad affezionarsi al ragazzo e lo chiama Johnny da lì in poi decide di scoprire chi abbia potuto ridurre così il povero ragazzo.

tavola del n°36, “Johnny Freak”, disegni Andrea Venturi, edito Bonelli editore

Tiziano Sclavi con Dylan Dog è riuscito a portare il mondo del fumetto autoriale – fatto di storie impegnate – nel mondo del fumetto seriale, più concentrato sull’intrattenimento e sulle vendite. Tra i critici ed esperti del settore da cui il fumetto viene spesso elogiato, vi è anche Umberto Eco – celebre scrittore e semiologo – che una volta disse: «Posso leggere la Bibbia, Omero o Dylan Dog per giorni e giorni senza annoiarmi». Uno dei protagonisti dell’albo Lassù qualcuno ci chiama ovvero il personaggio del prof. Humbert Coe, è ispirato proprio a Eco e il cui tema principale è la linguistica. Si tratta di un piccolo omaggio che Sclavi volle fare al grande scrittore. A Llangwntffrwd, un piccolo villaggio del Galles, una bambina sparisce in modo misterioso. A Dylan Dog spetta il compito di indagare, tra strani messaggi di presunta provenienza aliena e rocce che cantano in lingue sconosciute. Indizi che si riveleranno decisivi per la risoluzione del mistero.

albo n°136, “Lassù qualcuno ci chiama, tavola di Bruno Brindisi, edito Bonelli editore

Uno, nessuno, centomila

Dylan Dog è sempre stato lo specchio della società, degli usi e costumi che si sono susseguiti nel nostro paese negli anni. La cosa più interessante è che non esiste “un solo Dylan Dog”, poiché ogni autore gli ha dato una propria sfaccettatura, chi più romantica come Paola Barbato, chi invece più cupa e malinconica come Claudio Chiaverotti. Non solo le sono storie più mature, ma anche i disegni rompono completamente i classici stilemi del fumetto seriale: poiché ogni disegnatore utilizza un proprio stile, le differenze sono molto evidenti. È il caso dei disegni di Corrado Roi (sx) dove predomina il chiaroscuro su sfondi molto abbozzati, in contrapposizione con quelli di Bruno Brindisi (dx) che ci offre sfondi ricchi e dettagliati e una mimica facciale impeccabile.

Dylan Dog viene riscoperto anche all’estero, infatti è in progettazione una serie diretta da James Wan, famoso regista e produttore di film horror come Insidious. Naturalmente non si tiene conto del film Dylan Dog-il film di Kevin Munroe, che con il fumetto non ha nulla con cui spartire.

La seconda vita a 35 anni

Nel 2021 Dylan Dog compie 35 anni, in questi anni è passato dall’essere il fumetto più venduto in Italia, superando anche le vendite di Tex, a un calo delle vendite e della qualità delle storie, dovuto al ritiro di Sclavi a vita privata. Vive però un grande rilancio nel 2013 – sotto la guida di Chiaverotti – sempre più distante dal modus operandi di Sclavi (addirittura viene ucciso in un albo per simboleggiare il distacco dal passato e il nuovo inizio della testata!).

Siamo tutti un po’ Dylan Dog, imperfetti, fragili e in lotta con i nostri mostri. Il suo successo sta nell’essere un personaggio di finzione che è più umano di molte persone in carne e ossa. Le sue storie hanno terrorizzato, commosso e hanno fatto riflettere i propri lettori, insinuandosi nel tessuto sociale con temi profondi celati in un fumetto horror.

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