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Da Superga a Stupinigi: la Torino di Filippo Juvarra (pt.1)

Questa frase riportata sul retro di un ritratto a lui dedicato (scritta intorno al 1724 dal pittore romano Pier Leone Ghezzi al margine di una caricatura di Filippo Juvarra) rende l’idea della stima di cui godeva questo architetto al suo tempo. La sua fama valicava i confini nazionali, al punto da essere soprannominato “l’architetto delle capitali”. Pur avendo lavorato per sovrani, nobili, cardinali e aristocratici di tutta Europa, il suo nome è, tuttavia, legato indissolubilmente ad una città: Torino. Qui lavorò per i re sabaudi Vittorio Amedeo II e Carlo Emanuele III, realizzando alcuni degli edifici più iconici della città. A lui si riconosce il merito di aver trasformato il linguaggio architettonico europeo in maniera innovativa nella fase di passaggio tra Barocco e Neoclassicismo, facendo tesoro delle conquiste dell’eccellente tradizione italiana che lo precedeva.

Chi è Filippo Juvarra?

Filippo Juvarra nacque a Messina nel 1678 da una famiglia di argentieri, presso i quali si impratichì nella decorazione di piccoli oggetti secondo il gusto tipico del Rococò. Studiò da autodidatta grandi trattati di architettura (di Vitruvio, del Vignola e di Andrea Pozzo), opere di Michelangelo e Borromini, disegni e incisioni.

Trascorse un importante decennio della sua vita a Roma, dove potè lavorare nell’atelier del maggior architetto allora attivo in città: Carlo Fontana. Si trattava del responsabile dei cantieri papali, grande erede del Bernini, che insegnò a Juvarra tutto il necessario sulla grande maniera barocca. Juvarra venne così introdotto negli ambienti degli architetti romani, dove potè aspirare a importanti contatti internazionali.

La maggior parte delle opere realizzate da Juvarra si concentra in un ventennio, dal 1714 al 1735, quando operò a Torino come Primo Architetto dei sovrani sabaudi. A Torino ebbe la libertà e i mezzi necessari per trasformare la città in una meravigliosa capitale barocca.

Presbiterio della Basilica di Superga (Ph ©Beatrice Savazzi)

La Basilica di Superga

Il primo grande incarico ufficiale ricevuto da Juvarra a Torino fu il progetto per la Basilica di Superga, eretta per volere di Vittorio Amedeo II a nord-est della città, sulla sommità del colle da cui prende il nome. Alla Basilica si intendeva conferire un ruolo rappresentativo per la famiglia regnante, in qualità di chiesa votiva per celebrare la liberazione dall’assedio francese del 1706 e come mausoleo della dinastia sabauda.

L’obiettivo di rendere la Basilica un edificio simbolo della città e della grandezza della dinastia fu perfettamente raggiunto, al punto che in molti la definirono il più grandioso santuario barocco italiano. La sua posizione dominante, stagliata contro lo sfondo delle Alpi, conferisce alla basilica il ruolo di nuovo riferimento visivo immediatamente riconoscibile da tutta l’area di pianura circostante.

Basilica di Superga (Ph ©Beatrice Savazzi); Colle Superga e sagoma della Basilica.

Completata attorno al 1730, costituisce la sintesi del lessico barocco con la migliore architettura romana.

Troviamo citazioni architettoniche di molti edifici della migliore tradizione architettonica a Roma:

– il tempietto di San Pietro in Montorio di Bramante;

San Pietro (con la pianta centrale su cui si innesta la cupola come nel progetto di Michelangelo e la facciata di Maderno);

– la chiesa di Sant’Agnese in piazza Navona realizzata da Borromini (lo schema è simile: una pianta centrale, un pronao, due campanili  gemelli e una cupola maestosa);

Sant’Ivo alla Sapienza del Borromini.

Alle forme solenni e alle linee classiche del Pantheon si lega la leggerezza ariosa del Rococò (evidente per esempio nel pronao, in dialogo costante con la luce che lo attraversa e il paesaggio circostante).

Pronao della Basilica di Superga (Ph ©Beatrice Savazzi); Visione laterale della Basilica.

La Basilica di Superga è raggiungibile con la caratteristica tranvia a dentiera Sassi-Superga che dalla città conduce sulla sommità del colle, da cui si può ammirare il più bel panorama di Torino dall’alto.

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