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Il Bracco italiano: Cane da caccia di antica selezione

Citato da Dante e venduto anche ai re francesi nel XV secolo: il Bracco italiano

Il cane fin dall’alba della civiltà, assieme a tanti altri animali, accompagna l’uomo nella vita di tutti i giorni: dalle mansioni più umili fino anche a lavori davvero complessi.

Selezionati già nel Medioevo per la caccia ai volatili, un ruolo in cui il bracco spicca in virtù del suo grande fiuto, che lo fa apprezzare come cane da caccia già nel Medioevo.

Lo cita anche Dante nel suo celebre sonetto “Sonar bracchetti“, dove “bracchetto” sta a significare proprio “cane da caccia”. Spesso utilizzato anche nella caccia col falco, dove al falco spettava il compito di abbattere i volatili, e al cane di stanarli.

In tema il meraviglioso affresco di Ambrogio Lorenzetti raffigurante “l’Allegoria del Buongoverno in città e in campagna” (1337) nel Palazzo Pubblico di Siena: si vedono infatti cavalieri col falco accompagnati da cani simili proprio al nostro bracco.

Importato anche in Francia alla corte dei reali, dove ne apprezzarono le doti di cane da caccia: una testimonianza scritta è nel manuale “La chasse royale” del 1570 dove si dice che, 100 anni prima, nel 1470, alla corte di re Luigi XI era arrivata dall’Italia una bracca bianca con macchie rossicce di straordinaria bravura nella caccia.

Il re stesso l’aveva così amata da accoppiarla col miglior maschio della sua muta di segugi.

Anche con l’avvento delle armi da fuoco il ruolo del bracco non cambia e nel ‘700 vive il suo periodo d’oro: ai tempi non c’era cacciatore del Nord Italia (e non solo) o nobile di campagna che non possedesse un Bracco.

Ognuno ne era assai orgoglioso e quasi geloso.

La decadenza nel corso dell’800 e la rigenerazione moderna vissuta a causa del massiccio spostamento dei nobili verso le città e dello sviluppo delle razze da caccia inglesi.

Ma nonostante questo il Bracco Italiano ha vissuto una vera e propria rigenerazione e nuova diffusione negli ultimi 50 anni.

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