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Michele De Lucchi: storia di un genio italiano

Architetto, designer, teorico: Michele De Lucchi è tra i più importanti esponenti dell’architettura e del design italiano degli ultimi quarant’anni. La sua fama è legata a numerosi prodotti, come la lampada Tolomeo, la lampada di design più venduta al mondo, realizzata per Artemide nel 1986, e anche a diversi progetti significativi come il Ponte della Pace di Tbilisi in Georgia (2010) o il Padiglione Zero per Expo Milano (2015). Ma non solo. De Lucchi infatti, ha contribuito a rinnovare il panorama del design italiano nella seconda metà del ‘900, a renderlo famoso in tutto il mondo.

Michele De Lucchi ritratto con uno dei suoi progetti più iconici: la lampada Tolomeo.

Nato a Ferrara nel 1951, studia e si laurea in Architettura a Firenze nel 1975; durante gli anni trascorsi in facoltà Michele diviene assistente del corso di Progettazione, tenuto da Adolfo Natalini. Proprio grazie alla collaborazione con il Professore, uno dei principali teorici ed esponenti dell’architettura radicale, inizia a delinearsi la straordinaria carriera del giovane architetto, sempre più legato a quel movimento.

Ma che cosa si intende per architettura/design radicale? Non esiste una definizione specifica, ma il percorso creativo si può riassumere in quella corrente che vide come protagonisti tutti quei designer “di opposizione”. Tutti coloro che, sulla scia delle rivolte studentesche del ’68, rifiutarono l’affermazione del Razionalismo. Niente più rigore, semplicità, binomio forma-utilizzo, i designer radicali proponevano progetti del tutto opposti: oggetti innovativi, sia nelle funzioni che nelle forme, con uno stile fortemente vicino alla Pop-Art. Il design Radicale è dunque quell’ideologia, prima di pensiero e poi di progettazione, che ha reso il contesto italiano il simbolo dell’avanguardia artistica e culturale della fine degli anni ’60. Alcuni tra i progettisti più famosi: Gaetano Pesce, Alessandro Mendini, Ettore Sottsass.

In un ambiente così fortemente stimolante, il giovane De Lucchi inizia a mettersi alla prova ma la svolta arriverà alla fine degli anni ’70, grazie alla frequentazione con Ettore Sottsass. Basta un aneddoto per descrivere un incontro che cambierà la storia del design italiano ed internazionale: è la sera dell’11 dicembre 1979 e nel salotto di Sottsass sono riuniti tutti i più importanti progettisti dell’epoca. L’obiettivo è ridisegnare il futuro, dire addio al minimalismo. Nel giradischi una canzone di Bob Dylan, Stuck inside the mobile with the Memphis Blues; proprio da questo testo deriverà il nome dell’innovativo gruppo di architetti e designers, Memphis. È la nascita del postmoderno.

Da sinistra: Aldo Cibic, Andrea Branzi, Michele De Lucchi, Matteo Zanini, Nathalie Du Pasquier, George Sowden, Matteo Thun, Martin Badin ed Ettore Sottsass, fotografati per la prima collezione di Memphis, 1981.

A partire dagli anni ’80, la carriera di Michele De Lucchi è in ascesa: collabora con le più importanti realtà industriali italiane dell’epoca, prima fra tutte Olivetti, di cui sarà responsabile dell’ufficio design dal 1988 al 2002, ma anche Artemide, Alessi, Hermès, Poste Italiane e molte altre. La ricerca personale del progettista, da sempre legata ai temi della costruzione, della tecnologia e soprattutto dell’artigianato, lo portano nel 1990 a fondare Produzione Privata, un laboratorio dedicato esclusivamente a prodotti realizzati con tecniche e strumenti di stampo artigianale. L’interesse per l’ambito sociale, legato al contesto ambientale e poi sostenibile, catalizzerà l’attenzione di De Lucchi per oltre un decennio, culminando in due progetti divenuti simbolo della sua filosofia: il Padiglione Zero realizzato per l’Expo nel 2015 e l’Unicredit Pavillion (2015), importante elemento del programma di riqualificazione della zona Porta Nuova-Varesine, oggi Piazza Gae Aulenti, uno dei simboli della nuova Milano.

Il Padiglione Zero di Expo 2015 visto dall’alto.
L’Unicredit Pavillion in Piazza Gae Aulenti.

Oltre ai numerosi progetti di origine sia pubblica che privata, Michele De Lucchi ha contribuito anche alla realizzazione di allestimenti internazionali, mostre d’arte e musei, come ad esempio il Neues Museum di Berlino, la Triennale di Milano, il Museo della Pietà Rondanini e le Gallerie d’Italia in Piazza della Scala. Una personalità tanto straordinaria che negli anni è stata premiata con riconoscimenti prestigiosi, tra cui il Compasso d’oro nel 1989, 1991, 1994; nel 2000 è stato insignito dell’onorificenza di Ufficiale della Repubblica Italiana e nell’anno successivo nominato Professore Ordinario dell’Istituto Universitario di Architettura a Venezia. Da sempre in equilibrio tra poesia e funzione, l’arte di questo genio italiano non finisce mai di stupire.

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