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Pietro Mennea: una vita veloce come il vento

“…Mennea cerca di recuperare, cerca di recuperare…recupera, recupera, recupera, recupera, recupera…ha vinto! Ha vinto! Straordinaria impresa di Mennea!”. Questa la voce di Paolo Rosi, telecronista della Rai, mentre testimonia il suo incredibile sprint sulla pista dello stadio Luzniki, capace di battere sul filo di lana il britannico Allan Wells.[3] Una vita con il vento in faccia, una carriera con lo sguardo concentrato, un percorso partito dalla polvere dell’asfalto di Barletta e giunto a toccare le più alte vette olimpiche. Questo è stato Pietro Paolo Mennea.

Il talento di Barletta”, “La freccia del Sud”, “L’uomo più veloce del mondo”.

Raccontare chi sia stato Pietro Mennea è un esercizio d’ordine, avendo l’uomo avuto molteplici sfaccettature. Mennea è stato un fenomeno sociale, una figura capace di fuoriuscire dai margini della dimensione puramente sportiva. Atleta d’eccezione ma anche plurilaureato, scrittore, volto istituzionale e politico.
In un’intervista del 2012 affermò che si allenava cinque o sei ore al giorno in pista, durante la propria carriera agonistica, ma che se fosse potuto tornare indietro ne avrebbe fatte otto o anche di più. Per lui l’allenamento significava tutto, non esistevano altri segreti o compromessi.
Da giovane, negli anni Settanta, sfidava in velocità macchine di grossa cilindrata: Porsche e Alfa Romeo 1750. La voce circolò rapida: un giovane pugliese riusciva a battere i migliori bolidi dell’epoca sui 50 metri di scatto. Una sera si presentò addirittura una Porsche giunta direttamente da Brescia, come ha avuto modo di raccontare.

Di carattere piuttosto schivo, quasi spigoloso, era però dotato di una mentalità votata al sacrificio e alla conquista degli obiettivi che lo ha trascinato verso i successi più grandi che si potesse immaginare. Dopo aver iniziato a correre nel cortile della scuola durante l’ora di ginnastica, come sarà capitato a tanti di noi, prese la decisione di avvicinarsi sempre di più al mondo dell’atletica. Da lì, di gara in gara, tra alti e bassi, tra bocciature e vittorie, ha iniziato a scalare l’olimpo della corsa, fino ad arrivare a risultati strabilianti già da ragazzo.
Prese parte alle Olimpiadi di Monaco 1972: è stata la sua prima volta. Purtroppo l’evento, che doveva essere memorabile in senso positivo, rimarrà macchiato nella storia a causa della tragedia causata da “Settembre Nero”: un commando terroristico palestinese irruppe nel villaggio olimpico, con l’obiettivo di colpire la delegazione israeliana. Il bilancio fu di 17 vittime, tra cui undici atleti.
Pietro riuscì a conquistare il podio nei 200 metri piani, arrivando terzo e portandosi a casa la medaglia di bronzo. Un risultato che aprì la fase più fulgida della sua epopea, durata almeno quindici anni. Nelle successive tre edizioni delle Olimpiadi – a Montreàl, a Mosca e a Città del Messico – Mennea riuscì ad arrivare sempre in finale nei duecento. È tuttora l’unico uomo ad aver raggiunto questo risultato per quattro olimpiadi consecutive. Longevità atletica e forza mentale, due caratteristiche che lo hanno contraddistinto. Pietro Mennea è rimasto e rimarrà una leggenda dello sport italiano. Ci sono numerosi aneddoti, oltre che i record, a ricordarcelo.

Tra il 1979 e il 2018 ha mantenuto il primato italiano nei cento metri piani, con il cronometro che segnava 10’’01. Quel tempo è stato battuto poi da Filippo Tortu a Madrid (con 9’’99), in una gara che è diventata storica. Per quanto riguarda i duecento metri piani, invece, il suo fantascientifico 19’’72 conquistato nel 1979 alle Universiadi di Città del Messico è tuttora imbattuto a livello nazionale, mentre ha resistito addirittura come record mondiale fino al 1996, quando è stato infranto da Michael Johnson (19’’32). Ad oggi, dunque, chiunque si approcci alla velocità nel Belpaese, deve ancora confrontarsi con questo gigante dai mille interessi e dalla tenacia invidiabile. E pensare che nel 1971, quando aveva appena diciannove anni, il Cinegiornale 7G lo presentò semplicemente come “uno dei pochi prodotti del vivaio italiano […]. Non un fenomeno, ma un ottimo atleta”.

Molto più che un velocista

Pietro Mennea tuttavia sarebbe riduttivo considerarlo soltanto un velocista. Come accennavamo prima, era dotato di una particolare predisposizione all’apprendimento. Quando da ragazzo dovette scegliere a che università iscriversi, fu consigliato direttamente da Aldo Moro, che gli segnalò la Facoltà di Scienze Politiche. Proprio così: venne caldeggiato dall’allora Ministro degli Esteri, pugliese pure lui (originario di Maglie, in provincia di Lecce) e dunque spiritualmente vicino al talento di Barletta.  Dopo il primo titolo accademico, conseguito nel 1980, si laureò anche in Giurisprudenza, nove anni più tardi. Non pago, in età più matura decise di riprendere gli studi, per conseguire altre due lauree: quella in Scienze Motorie nel 2002 e quella in Lettere nel 2003.

Una volta appese le scarpette al chiodo, dimostrò anche una notevole sensibilità per il sociale, con la creazione della Fondazione Pietro Mennea Onlus, i cui scopi filantropici dal 2006 permettono il finanziamento di progetti di solidarietà di vario genere. Come non menzionare poi il suo impegno politico, che l’ha portato a ricoprire diverse cariche, tra cui quella di Deputato al Parlamento Europeo. Nel 2002 si è candidato a sindaco della sua città – Barletta – uscendo però sconfitto dalle elezioni al primo turno.

La Freccia del Sud ha scritto pure diversi libri, sempre a tema sportivo. Tra questi citiamo: La corsa che non finisce mai; L’oro di Mosca; 19’’72 il record di un altro tempo e La grande storia del doping. Evidentemente anche la penna correva veloce, in mano a Pietro Paolo Mennea.

Nel 2013 è venuto a mancare per un tumore al pancreas, a soli sessant’anni. Il vuoto che ha lasciato è stato enorme: un pezzo di storia degli anni ’70 e ’80, capace di emozionare e di ispirare intere generazioni di atleti e di tifosi. Le immagini della finale dei duecento metri di Mosca ’80, rimarranno impresse nella mente di molti. “…Mennea cerca di recuperare, cerca di recuperare… Recupera, recupera, recupera, recupera, recupera… Ha vinto! Ha vinto! Straordinaria impresa di Mennea!”. Questa la voce di Paolo Rosi, telecronista della Rai, mentre testimonia il suo incredibile sprint sulla pista dello stadio Luzniki, capace di battere sul filo di lana il britannico Allan Wells.

Una vita con il vento in faccia, una carriera con lo sguardo concentrato, un percorso partito dalla polvere dell’asfalto di Barletta e giunto a toccare le più alte vette olimpiche. Anche questo, è stato Pietro Paolo Mennea.

Fonte immagini: Getty Images

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